Sono sempre stato di mente aperta verso i cibi stranieri… anche consapevole del fatto che ogni paragone con le nostre prelibatezze è sempre come un eufemismo…
Ma poco importa… Ieri sera mi sono imbattuto nel ristorante africano… all’ingresso odori speziati hanno rapito il mio naso…forti colori,pelli di sconosciuti animali appesi alle pareti hanno invece colpito la mia vista…
Proiettato in una strana atmosfera contorniata da una suadente danzatrice del ventre, da uno scurissimo suonatore di bongo inserito in una improbabile vestaglia tipica e coloratissima, muscia etinca a tutto volume che celava ogni sorta di dialogo con i commensali, mi sono fatto trasportare tra i sapori del luogo… un viaggio culinario tra sapori, profumi, gusti di tutta l’africa (a dire del menù) annaffiato da una leggerissima birra tipica..
I nomi più strani ci sono stati serviti sui piatti…Domodà (Senegal), Ginger Ricé (Africa centrale), Timtimò (Eritrea, Etiopia), Cous Cous (Maghreb), Kitfò (Eritrea, Etiopia) e l’Ingera che a dirloro è pane speciale dal Corno d'Africa, soffice a forma rotonda composto di farine esotiche taff e mascelà ma che in realtà sembra la pelle di daino che si usa per asciugare la macchina….
E gli stessi piatti così ricchi di sapori poco noti al mio stomaco hanno preso parte ad una danza etinca all’interno del mio corpo durante tutta le notte…
Sarò forse scontato… ma il nostro cibo non ammette paragoni
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