Parcheggio la macchina di fronte alla recinzione rugginosa, consumata dal tempo, che mi guarda come a ricordarmi cosa è accaduto al suo interno…
La ghiaia scricchiola ad ogni passo sotto i miei piedi come in un lamento di dolore turbando la quiete circostante.. quiete che assume un tono ancora più spettrale… i ricordi sono attaccati a questi muri scrostati erosi dal tempo passato…i tetti ormai sono anch’essi un ricordo..
Il sole si infila tra le fronde degli alberi circostanti creando giochi di ombre…
Il sentimento che pervade il mio animo è uno solo… solitudine…
Tutto attorno a me sembra essersi fermato… e mentre cammino per questi sentieri i ricordi di dolore fanno spazio ad una sensazione di vergogna…. Mi vergogno ad essere uomo perché un uomo non può essere stato in grado di tramutarsi in così tanto animale..
E questo è stato “solo” un campo di smistamento… qui non si sono susseguiti omicidi, sevizie, torture…
Proseguo nel mio percorso sino a notare, dove la geometria di due viali crea una netta intersezione , un piccolo camino..unico svettante sopra questi ruderi.. chissà in quale momento della sua vita avrebbe voluto terminare il suo lavoro…
Nel frattempo la mia macchina immortala questi dettagli scattando scatti di storia, tremenda storia che ha inesorabilmente inciso nelle memorie il momento più basso dell’umanità…
Le parole non bastano mai… mi chiudo in me stesso alla ricerca di un abbraccio per tutti coloro che sono stati cancellati ma per fortuna non dimenticati da questo mondo..
Il numero, una volta tatuato, veniva trascritto su un apposito registro, in corrispondenza delle generalità del detenuto. Da quel momento scomparivamo da esseri umani diventando numeri, pezzi per la macchina di sterminio del Reich.
Memorial candle
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